Una voce per Anne Frank: Olga Neerman

Olga Neerman, ebrea di Venezia, ricorda il suo ritorno in città nell’autunno del 1944. Rifugiata fino a quel momento a Gallio, sull’Altopiano di Asiago, nel novembre 1944 tutta la famiglia rientra a Venezia e vive nascosta in casa del nonno Virgilio fino alla Liberazione. Olga Neerman continua a spendersi generosamente, nonostante la sua età , incontrando nelle scuole di Venezia e provincia gli studenti perchè conoscano la sua tribolata esperienza di sopravvissuta, assieme a tutta la sua famiglia, alla persecuzione posta in essere nel Veneto, dal settembre 1943 all’aprile 1945. «A Venezia eravamo in parecchi, ora siamo rimaste in due» sottolinea “nonna Olga”, il nome con cui la conoscono tanti allievi nelle scuole.

«A 13 anni sono stata costretta a lasciare la scuola pubblica, a seguito delle leggi razziali, e per proseguire gli studi frequentai istituti religiosi non pareggiati, prima il Campostrini al Lido dove abitavo e poi ad Asolo dove mi preparai per superare gli esami e conseguire il diploma di maestra nel giugno 1943 al Duca d’Aosta di Treviso» ricorda Olga Neerman «La situazione precipitò nel settembre del 1943, quando un conoscente venne a casa nostra al Lido ad avvisare mio padre. È il primo degli “angeli” che abbiamo incrociato in questo duro percorso di sopravvivenza». Dal Lido a Nervesa della Battaglia, dove si rifugia con la famiglia e viene colpita da una insidiosa peritonite, trasportata all’ospedale di Montebelluna viene operata dal professor Colisanti che la ricovera per nascondere la sua vera identità nel reparto di Psichiatria. «Questo è stato il secondo angelo che ho incontrato nel mio percorso di sopravvivenza. Dimessa, ancora debole, prima con la famiglia tentiamo senza successo di raggiungere Roma, poi ripieghiamo sull’altipiano di Asiago, Gallio. Lì il terzo angelo, il guardiaboschi Costante Martello, trova una sistemazione in due stanze di una malga utilizzata nei mesi estivi per fare il formaggio. Dall’ottobre 1943 all’estate 1944 siamo stati nascosti in questa malga, poi nella casa di una famiglia di macellai, i Finco. Nel frattempo mio papà e i fratelli di mia mamma facevano la spola fra Venezia e Altopiano per procurarci le risorse per sopravvivere. A dicembre tornammo a Venezia dove, nascosti nei pressi della Chiesa dei Miracoli a San Canciano, riuscimmo ad arrivare vivi al 28 aprile».