Sopra a tutti i tetti fino all’orizzonte

Cara Kitty, da ieri, fuori è bellissimo e sono di ottimo umore. Quasi ogni mattina vado in soffitta per togliermi dai polmoni l’aria viziata della stanza; dal mio posticino preferito, per terra, guardavo il cielo azzurro, l’ippocastano spoglio sui cui rami brillavano piccole goccioline, i gabbiani e gli altri uccelli, che volando radenti sembravano d’argento e tutto commuoveva e coinvolgeva così tanto entrambi che non riuscivamo più a parlare. Lui era in piedi, con la testa appoggiata contro una grossa trave, io ero seduta; respiravamo l’aria, guardavamo fuori e sentivamo che questa non era una cosa da interrompere con le parole. Abbiamo guardato fuori per molto tempo e quando lui è dovuto andare a spaccare la legna sapevo con certezza che è un bravo ragazzo. È salito su per la scala del sottotetto, io l’ho seguito e nel quarto d’ora in cui ha spaccato la legna di nuovo non ci siamo detti una parola. Io in piedi lo guardavo, ma guardavo anche fuori dalla finestra aperta, su un bel pezzo di Amsterdam, sopra a tutti i tetti fino all’orizzonte, di un azzurro così chiaro che la linea quasi non si distingueva.

«Finché esiste questo» pensavo, «e io posso viverlo, questo sole, quel cielo, senza una nuvola, finché esiste non posso essere triste». Finché esiste, ed esisterà sempre, so che in qualunque circostanza c’è una consolazione per ogni dispiacere. E credo fermamente che per ogni disgrazia la natura possa cancellare molto del brutto.

tua Anne.

Anne Frank, giovedì 17 febbraio 1944