«Le persone che mi escono dagli occhi»

Mi ripropongo sempre di non fissarmi più sugli esempi sbagliati della mamma, voglio vedere solo i suoi lati buoni e cercare in me stessa quello che non trovo in lei. Ma non ci riesco, e la cosa peggiore è che né papà né la mamma si rendono conto che nella mia vita falliscono come genitori, e che io li giudico per questo. Esiste qualcuno che può soddisfare completamente i suoi figli? A volte credo che Dio voglia mettermi alla prova, ora e in seguito; devo solo diventare buona, senza esempi e senza tanti discorsi, così poi sarò la più forte?
Un domani chi leggerà mai tutte queste lettere, oltre a me? Chi mi conforterà, se non io stessa? Perché spesso ho bisogno di consolazione, tante volte non sono abbastanza forte e sono più quelle in cui fallisco che quelle in cui ho successo. Ne sono consapevole e cerco di migliorarmi ogni singolo giorno.
Mi trattano in modo sbilanciato; un giorno Anne è così giudiziosa e può sapere tutto, e il giorno dopo mi sento dire di nuovo che Anne è ancora soltanto una capretta piccina e stupida, che non sa niente e crede d’aver imparato chissà cosa sui libri! Non sono più la bambina piccola e la poppante che si può prendere in giro su tutto. Ho i miei ideali, progetti e idee, solo che non riesco ancora a esprimerli a parole.

Oh, mi vengono in mente così tante cose, di sera quando sono sola e altrettanto di giorno quando mi tocca sopportare le persone che mi escono dagli occhi o che mi fraintendono sempre. Per questo alla fine mi rifugio sempre nel mio diario; quello è il mio inizio e la mia fine, perché Kitty è sempre paziente e le prometterò che nonostante tutto terrò duro, troverò la mia strada e tratterrò le lacrime. Solo, vorrei tanto vedere già i risultati o essere incoraggiata almeno una volta da qualcuno che mi vuole bene.
Non giudicarmi, ma considerami una persona che ogni tanto può averne piene le scatole.

Anne Frank, sabato 7 novembre 1942