Le confidenze di un brutto anatroccolo

Introduzione di Matteo Corradini alla nuova edizione italiana del Diario di Anne Frank
(Anne Frank, Diario. A cura di Matteo Corradini, traduzione di Dafna Fiano
BUR Biblioteca Universale Rizzoli – Ragazzi).

Il libro che hai tra le mani non è nato per essere un libro. Contiene i pensieri e le parole di una ragazza che aveva forse la tua età quando cominciò a scrivere il suo primo diario. Si chiamava Annelies Marie Frank e si firmava Anne, ma questo certamente lo sai già. Anne era nata nel 1929, era ebrea e con la sua famiglia dovette andarsene dalla sua città, Francoforte sul Meno in Germania, per cercare un luogo dove i nazisti non fossero al potere: lo trovarono in Olanda, ad Amsterdam. Quell’anno era il 1933 e Anne era così piccola da non ricordarsi nulla. Là dove i nazisti governavano, gli ebrei perdevano tutte le libertà, non riuscivano più a vivere: quello che per tutti era normale, per gli ebrei era impossibile da ottenere. Gli ebrei subivano violenze dai nazisti, venivano picchiati per strada o incarcerati. Il piano nazista contro gli ebrei era solo all’inizio.

Anne crebbe ad Amsterdam circondata da amiche tedesche come lei e da nuove amiche olandesi. Frequentava una scuola Montessori e amava già scrivere. Era una ragazza serena e molti dei suoi pensieri probabilmente assomigliavano ai tuoi: che faccia ho, quali persone amo frequentare e chi preferisco evitare, per chi mi batte più forte il cuore, in quali luoghi voglio passare i pomeriggi, i regali che ricevo, i libri da leggere, i film da vedere… Di quel periodo relativamente tranquillo ci rimangono tante fotografie scattate da suo padre: Anne aveva proprio un’aria da secondogenita, furba e allegra.

Poi tutto peggiora. Scoppia la seconda guerra mondiale, la potente Germania nazista invade l’Olanda in pochi giorni, e anche ad Amsterdam arrivano le stesse leggi contro gli ebrei dalle quali la famiglia Frank era fuggita. Anne deve abbandonare la scuola, non può più frequentare certi luoghi a lei cari. Otto Frank, suo padre, dirigeva un’azienda in pieno centro città: si chiamava Opekta e produceva la pectina per le marmellate e le spezie per cucinare. L’edificio dell’azienda era diviso in due: una parte si affacciava su uno dei canali più belli di Amsterdam, il Prinsengracht, e accoglieva soprattutto gli uffici; l’altra parte era dietro, più nascosta, ed era il luogo dei magazzini e del laboratorio. Lì Otto preparò segretamente alcune stanze perché la sua famiglia potesse nascondersi: nell’arco di alcuni mesi vi portò mobili, vestiti e provviste.

Il 12 giugno 1942 Anne compì 13 anni e ricevette in dono un quaderno con la copertina a scacchi e righe rosse. Un diario. Per tre settimane Anne raccontò la sua vita in libertà a quel suo nuovo compagno di pensieri, anzi compagna: la chiamò “Kitty”. La sua famiglia decise poi di nascondersi nelle stanze preparate dal padre, il 6 luglio 1942. Anne continuò a scrivere il suo diario nel nascondiglio per più di due anni, e la scrittura divenne per lei un sostegno, un modo per sfogarsi o per piangere da sola, per raccontare a se stessa quel che una ragazza della sua età di solito racconta alle amiche, per spiegare il suo mondo e per descrivere quel che vedeva, per mettere su carta le sue idee.

Le stanze dove i Frank si nascosero erano poche e piccole. Chi le occupava? Il padre di Anne, Otto, la madre Edith, la sorella Margot. Con loro, la famiglia Van Pels: il padre Hermann, la madre Auguste e il figlio Peter. Ai sette si aggiungerà alcuni mesi dopo l’ottavo ebreo, il dentista Fritz Pfeffer. Anne condividerà la propria stanza da letto con quest’ultimo. Il 7 novembre 1942, scrive nel diario: Oh, mi vengono in mente così tante cose, di sera quando sono sola e altrettanto di giorno quando mi tocca sopportare le persone che mi escono dagli occhi o che mi fraintendono sempre. Per questo alla fine mi rifugio sempre nel mio diario; quello è il mio inizio e la mia fine, perché Kitty è sempre paziente e le prometterò che nonostante tutto terrò duro, troverò la mia strada e tratterrò le lacrime. 

Ecco perché non è nato come un libro, il libro che hai tra le mani. Qui sono stati raccolti i pensieri scritti da Anne sul suo primo diario e su altri due quaderni, che Anne aveva usato dopo aver terminato il primo. In più, Anne decise a un certo punto, dopo quasi due anni di nascondiglio, di ricopiare il proprio diario su tanti fogli sparsi perché se ne salvasse una sorta di “bella copia”. Aveva sentito alla radio che alla fine della guerra tutti i diari avrebbero avuto una grande importanza per spiegare quel che era accaduto.

[…]

text © Matteo Corradini 2019 – “Anne Frank, Diario” © 2017 RCS Rizzoli Libri.