Alla finestra

Di giorno non possiamo spostare le nostre tendine di un centimetro, ma quando è buio non c’è niente di male. Una volta non sapevo che i vicini potessero essere persone così interessanti, o quantomeno i nostri; alcuni li ho beccati a tavola, una famiglia stava guardando un film e il dentista di fronte stava sistemando una vecchia signora impaurita. Me ne sto bella tranquilla nell’ufficio che dà sulla strada a guardare fuori attraverso uno spiraglio delle tende spesse. Sono in penombra, ma c’è giusto abbastanza luce per poterti scrivere.

È proprio strano guardar camminare la gente, sembra che abbiano tutti una gran fretta e quasi inciampino nei propri piedi. Quelli in bicicletta poi non riesco nemmeno a seguirli, non vedo neanche che tipo di individuo stia sul veicolo. La gente del quartiere non ha un’aria granché allettante e soprattutto i bambini sono sporchi da far schifo, proprio bambini di periferia col moccio al naso; capisco a malapena quello che dicono. Ieri pomeriggio Margot e io eravamo qui a farci il bagno e ho detto: «E se noi con una canna da pesca pescassimo tutti i bambini che passano di qui uno a uno, gli facessimo il bagno, lavassimo e rattoppassimo i loro vestiti e poi li rimettessimo in strada, allora»… E Margot ha risposto: «Domani sarebbero sporchi e malconci come prima».

Anne Frank, 28 novembre 1942